Ogni anno ho una tradizione a cui tengo particolarmente: assistere alla finale dei Campionati Mondiali di Public Speaking di Toastmasters International.
Quest’anno la finale mi ha portata fino a Vancouver, in Canada. E naturalmente ne ho approfittato anche per trasformare l’occasione in un viaggio: qualche giorno per scoprire la città, fare bellissimi giri e godermi Vancouver, prima di sedermi in platea e tornare a fare una delle cose che amo di più: osservare grandi speaker con occhio tecnico.

Per arrivare su quel palco il percorso è lunghissimo. La competizione parte dai club locali, attraversa diversi livelli eliminatori e arriva fino alla finale mondiale, dove si confrontano otto speaker selezionati tra 30.000 concorrenti.
I contest sono riservati ai membri di Toastmasters International, l’organizzazione internazionale dedicata allo sviluppo delle competenze di comunicazione, Public Speaking e leadership attraverso la pratica. Ho frequentato Toastmasters per 14 anni, un percorso che mi ha permesso di allenarmi costantemente, confrontarmi con speaker di diversi Paesi e partecipare a numerose competizioni, fino a vincere i Campionati Europei di Public Speaking nel 2020, in lingua tedesca. Oggi non frequento più l’organizzazione, ma considero quegli anni uno straordinario laboratorio di comunicazione, che ha contribuito in modo importante alla mia crescita come speaker e professionista.

Quest’anno il titolo di World Champion of Public Speaking 2026 è andato a Dirceu da Silva, con lo speech Best Decision Ever.
E ho deciso di analizzarlo. Probabilmente nel tuo lavoro non dovrai mai tenere uno speech ispirazionale di sette minuti davanti a 3.500 persone. Magari conduci una riunione, presenti risultati, racconti una strategia, devi convincere un cliente, gestisci una convention oppure presenti dati davanti a una platea molto più piccola.
Non importa. E non importa neppure se lo stile di Dirceu incontra il tuo gusto personale, se ti sembra distante dal tuo modo di comunicare o se tu non useresti mai la stessa teatralità. Non è con questo occhio che ti invito a guardarlo. Ti invito a osservarlo con occhio tecnico, partendo da un principio in cui credo profondamente: la comunicazione è una.
Cambiano il contesto, il pubblico, il livello di formalità e l’obiettivo. Ma molti dei principi che rendono efficace uno speech rimangono gli stessi. In appena sette minuti Dirceu costruisce un messaggio chiarissimo, utilizza una struttura precisa, crea tensione, fa ridere, introduce una metafora, apre e chiude loop narrativi, coinvolge direttamente il pubblico e sceglie parole estremamente semplici ma memorabili.
E poi c’è la delivery: voce, pause, ritmo, sguardo, corpo, spazio. Dietro una performance di questo livello c’è inevitabilmente una preparazione enorme. Ma la preparazione non sfocia nella rigidità. Dirceu vive il momento, ascolta le reazioni del pubblico, lascia spazio alle risate e trasmette una grande sicurezza sul palco.
Non devi comunicare come lui. Puoi però osservare cosa fa per riuscire a comunicare così efficacemente.
Ed è esattamente quello che voglio fare in questo articolo, chiedendoci continuamente: che cosa posso trasferire di tutto questo nella comunicazione business?
1. L’apertura: prima cattura l’attenzione, poi spiega
Dirceu non ci dice di cosa parlerà. Non presenta una tesi e non anticipa il messaggio. Ci porta direttamente a cinque secondi dalla fine di una partita di basket. La sua squadra è sotto di due punti. Lui ha la palla. In pochissimo tempo abbiamo già tempo, posta in gioco, conflitto e scelta. E arriva immediatamente la domanda che guiderà l’intero speech:
“Should I take the shot? Or not?”
Devo tirare oppure no? È semplice, quasi elementare. Ma crea una tensione immediata.
C’è poi un passaggio particolarmente intelligente. Dirceu racconta che la squadra ha vinto la divisione, poi il district e ora è arrivata finalmente al championship. A quel punto osserva che quel percorso suona stranamente familiare. Il riferimento è evidente: è esattamente il percorso che lui e gli altri finalisti hanno attraversato per arrivare alla finale mondiale. Sta raccontando una partita, ma contemporaneamente sta parlando di ciò che lui e il pubblico stanno vivendo in quel momento.
Cosa significa nel business
Non significa che tu debba iniziare la prossima presentazione raccontando una partita di basket. Significa che i primi secondi non dovrebbero essere utilizzati per dare al pubblico informazioni che può ricevere anche dopo.
“Buongiorno a tutti, oggi vorrei parlarvi di…”
“Grazie per essere qui…”
“Nelle prossime slide vedremo…”
Sono aperture corrette, ma prevedibili. E soprattutto non creano alcun motivo per ascoltare. Anche in una presentazione di risultati puoi iniziare da una tensione, da una domanda, da un dato, da una situazione concreta o da una contraddizione. Prima di spiegare, chiediti: cosa può far entrare immediatamente il mio pubblico dentro il problema?
2. Autorevolezza non significa essere pesanti
Lo speech affronta un tema tutt’altro che superficiale: la difficoltà di prendere decisioni. Eppure Dirceu fa ridere moltissimo. Il coach dovrebbe ispirarlo, ma è nel panico. Se segnerà sarà come Michael Jordan, “but without the money”. Se sbaglierà diventerà come Ken Adams. Poi chiede al pubblico se qualcuno abbia mai sentito quel nome. Nessuno risponde. Ed è proprio lì che arriva la battuta: esattamente quello è il punto. La risata nasce perfettamente dentro la storia. L’humor non interrompe il messaggio. Lo rende più leggero da ricevere.
Cosa significa nel business
A volte associamo autorevolezza e serietà. Ma essere autorevoli non significa essere pesanti. Puoi presentare una trasformazione aziendale complessa, dei risultati economici o un progetto strategico e inserire comunque leggerezza, autoironia o un momento capace di far sorridere. Il punto non è “fare battute”. Il punto è capire che l’attenzione ha bisogno di variazione. Profondità e leggerezza possono convivere. Anzi, spesso si rafforzano reciprocamente.
3. Crea curiosità. E non soddisfarla subito
Dirceu apre molto presto un grande loop narrativo: il pallone entrerà oppure no?
Poi ne introduce quasi accidentalmente un secondo. Guardando il pubblico vede la sua famiglia, i suoi amici e una ragazza molto speciale che non ha ancora avuto il coraggio di invitare a uscire. Aggiunge che il campionato non è il premio che spera maggiormente di vincere quel giorno. A questo punto il pubblico vuole conoscere due risposte.
Segnerà?
E cosa succederà con quella ragazza?
Lui non risponde a nessuna delle due. Tira.
Il tempo rallenta. La palla si avvicina al canestro e, proprio nel momento in cui vogliamo conoscere il risultato, Dirceu cambia storia.
Cosa significa nel business
L’open loop non appartiene solo allo storytelling ispirazionale. È uno strumento potentissimo anche quando devi spiegare un progetto o presentare dati. Puoi anticipare una domanda e dare la risposta qualche minuto dopo. Puoi mostrare un problema prima della soluzione. Puoi presentare un risultato sorprendente e rimandarne la spiegazione. L’importante è che la curiosità sia funzionale al contenuto, non artificiale. Una presentazione efficace non consegna necessariamente tutte le risposte immediatamente. A volte crea una domanda nella mente del pubblico e gli dà un motivo per continuare ad ascoltare.
4. Una storia funziona solo se fa avanzare il messaggio
Il tiro riporta Dirceu a quando aveva 18 anni e doveva decidere se partire per studiare all’estero.
Torna la stessa struttura: “Should I go? Or not?”
È la stessa domanda del campo da basket applicata a una situazione completamente diversa. Ed è qui che iniziamo a capire che la partita non è il vero argomento dello speech. Il vero tema è la difficoltà di scegliere. Anche questa parte alterna profondità e comicità: la Francia e la difficoltà nel pronunciare croissant, l’Australia, i ragni, i serpenti e perfino i koala. Fino ad arrivare alla più sofisticata tecnologia decisionale degli anni Novanta: il lancio della moneta.
Best of three. Poi best of five. Poi best of 480. Fa ridere, ma sotto la battuta vediamo perfettamente il comportamento che vuole raccontare: l’overthinking.
Cosa significa nel business
Quando inserisci una storia in una presentazione, chiediti: questa storia fa avanzare il messaggio o è semplicemente una bella storia?
Uno degli errori che vedo più spesso è utilizzare storytelling interessanti ma poco collegati all’obiettivo della presentazione. Una storia efficace non deve soltanto intrattenere. Deve rendere visibile un concetto. Qui Dirceu rende visibile l’indecisione. Non ce la spiega. Ce la fa vedere. Ed è una differenza enorme.
5. Prima di proporre il cambiamento, mostra il costo di non cambiare
Dirceu non ci dice semplicemente: “Bisogna essere più decisi.” Ci mostra cosa succede quando lui non riesce a decidere. Rimanda talmente a lungo che, quando finalmente telefona all’agenzia per chiedere informazioni, il programma è completo.
L’opportunità è persa. Solo dopo arriva il padre e gli consegna il cuore del messaggio: a volte, quando impieghi troppo tempo a decidere, la decisione finisce per essere presa al posto tuo. E subito dopo arriva un altro passaggio centrale: non preoccuparti ossessivamente di prendere the best decision. Prendi una decisione e poi make the best of it. Qui la scelta delle parole è straordinariamente efficace. Gli stessi termini vengono utilizzati per ribaltare il significato. Non cercare ossessivamente la decisione migliore. Prendi una decisione e poi impegnati a trarne il meglio.
Cosa significa nel business
Questo è un principio fondamentale. Se vuoi convincere qualcuno della necessità di cambiare, non limitarti a spiegare il cambiamento. Rendi visibile il costo del non cambiare. Se vuoi proporre un nuovo processo, mostra cosa accade mantenendo quello attuale. Se vuoi ottenere una decisione, fai vedere il costo dell’attesa. Se vuoi introdurre una nuova strategia, rendi chiaro cosa rischiamo di perdere continuando nella direzione precedente. Le persone raramente cambiano soltanto perché hanno ricevuto più informazioni. Cambiano più facilmente quando comprendono le conseguenze concrete del mantenere lo status quo.
6. La tua storia diventa potente quando diventa anche la loro
A questo punto Dirceu ha raccontato la sua esperienza e ha consegnato il messaggio. Ma non si ferma lì. Chiede al pubblico se esista un tiro che, nella propria vita, non ha ancora fatto. Ed è qui che the shot non è più soltanto il suo tiro. Diventa una metafora. Può essere avviare un’attività. Salire su un palco. Prendere una decisione rimandata da mesi. Perfino cancellare quell’abbonamento che continui a pagare senza utilizzare. Questa sequenza permette a migliaia di persone, con vite ed esperienze completamente diverse, di trovare il proprio significato dentro la storia.
Cosa significa nel business
Non basta raccontare qualcosa di interessante. Devi costruire il ponte tra la tua storia e la realtà di chi ti ascolta. Se racconti un caso cliente, cosa significa per il pubblico? Se mostri un dato, cosa cambia concretamente nel loro lavoro? Se presenti una nuova strategia, quale impatto avrà sulle loro decisioni quotidiane? Uno speaker efficace non lascia al pubblico il lavoro di trovare da solo il collegamento. Lo accompagna.
7. Una grande chiusura non aggiunge. Chiude il cerchio.
Verso la fine Dirceu ritorna esattamente al punto da cui era partito. Il pubblico pensa che finalmente scoprirà se il pallone è entrato. Ma lui gioca ancora una volta con l’aspettativa e riporta l’attenzione sulla ragazza. Sono passati 26 anni e sono ancora insieme.
“Best decision ever.”
Ed ecco che il titolo torna e acquista un significato ulteriore. E il pallone? Non lo sapremo. Secondo me è una delle scelte più intelligenti dell’intero speech. Non è soltanto un espediente comico. È perfettamente coerente con il messaggio. Il risultato del tiro non è il punto. Il punto è che ha scelto di tirare. Non puoi sapere in anticipo se una scelta diventerà davvero the best decision. Puoi scegliere e poi make the best of it.
Cosa significa nel business
La conclusione di una presentazione non dovrebbe essere il posto in cui inserire le ultime tre cose che non sei riuscito a dire prima. Dovrebbe chiudere il cerchio. Puoi richiamare l’apertura, riprendere una domanda iniziale, completare una storia o riportare il pubblico alla metafora utilizzata all’inizio. La sensazione finale dovrebbe essere: “Ora tutto torna.” Non: “Finalmente sono finite le slide.”
8. Le parole semplici possono costruire messaggi potentissimi
C’è un altro elemento che considero particolarmente interessante. Dirceu non utilizza un linguaggio sofisticato. Anzi. Gran parte dello speech è costruita con frasi brevi, domande, ripetizioni, contrasti e parole estremamente semplici.
“Should I take the shot? Or not?”
“Should I go? Or not?”
“Best decision.”
“Make the best of it.”
La sofisticazione non sta nel vocabolario. Sta nella costruzione.
Cosa significa nel business
Questo è un insegnamento enorme anche per la comunicazione manageriale. Troppo spesso, quando vogliamo sembrare autorevoli, rendiamo il linguaggio più complesso. Aggiungiamo termini tecnici, nominalizzazioni, acronimi, formule. Ma autorevolezza e complessità linguistica non sono sinonimi. Spesso è esattamente il contrario. La capacità di esprimere un concetto complesso attraverso parole semplici è una delle forme più alte di padronanza comunicativa.
9. Le parole trasferiscono il contenuto. La voce gli dà significato.
Dirceu utilizza la voce come un vero strumento narrativo: cambia ritmo, rallenta, accelera, lascia spazio alle pause, modifica l’intonazione e utilizza il silenzio per aumentare tensione e comicità.
Quando pronuncia certe battute, non corre verso la frase successiva: aspetta la reazione del pubblico. Quando racconta il momento decisivo, modifica il tempo. Quando vuole creare suspense, lascia che sia il silenzio a lavorare. Ed è esattamente qui che emerge una distinzione fondamentale: le parole trasferiscono il contenuto. La voce contribuisce a determinarne il significato.
Cosa significa nel business
Lo stesso testo, pronunciato in modo piatto e uniforme, avrebbe un impatto completamente diverso. E questo vale tanto per una finale mondiale quanto per una riunione aziendale. Puoi dire: “Questo dato è importante.” Oppure puoi far sentire che quel dato è importante attraverso pausa, rallentamento, enfasi e intenzione.
10. Prepararti di più ti permette di essere più presente
Infine c’è un elemento che considero centrale. Uno speech di questo livello è evidentemente preparato moltissimo. La struttura è precisa. I callback sono studiati. Le parole sono scelte. Il timing è costruito. Eppure non sembra morto.
Dirceu ascolta il pubblico. Gestisce le risate. Vive ciò che sta accadendo. La preparazione non gli impedisce di essere presente. Gli permette di esserlo. Ed è un punto su cui insisto molto anche nei miei percorsi di Public Speaking. Prepararsi non significa imparare un copione e recitarlo. Significa conoscere così bene messaggio, struttura e direzione da potersi permettere di stare davvero in relazione con il pubblico.
Quando sei poco preparato, gran parte della tua attenzione rimane dentro di te: “Cosa devo dire dopo?”, “Mi sono dimenticato qualcosa?”, “Qual era la prossima slide?”. Quando sei preparato, puoi finalmente spostare l’attenzione fuori da te. Puoi guardare, ascoltare, adattarti, connetterti.
Non devi parlare come un Campione del Mondo
Non devi diventare uno speaker da campionato mondiale. Non devi imitare Dirceu da Silva. Non devi utilizzare la sua gestualità, raccontare storie come le sue o trasformare la tua prossima presentazione dei risultati trimestrali in uno speech motivazionale.
Devi imparare a vedere i principi dietro la performance. In questo articolo analizzo lo speech vincente di Ramona J. Smith, e in questo gli speech vincenti nel 2024.
Aprire creando attenzione. Costruire una struttura che accompagni il pubblico. Utilizzare storie solo quando servono al messaggio. Alternare tensione e leggerezza. Scegliere parole semplici e memorabili. Creare curiosità. Collegare ciò che racconti alla vita di chi ascolta. Utilizzare voce, pause e corpo con intenzione. Prepararti abbastanza da poterti permettere di essere presente.
Questi principi funzionano davanti a 3.500 persone. Ma funzionano anche davanti a 30 colleghi. A 10 clienti. A un consiglio di amministrazione. O davanti a una sola persona con cui devi avere una conversazione importante.

Cambiano il palco, il pubblico e l’obiettivo. I principi di una comunicazione efficace rimangono. Ed è proprio per questo che continuo a guardare questi speech con lo stesso interesse. Non per chiedermi: “Parlerei anch’io così?” Ma per farmi una domanda molto più utile: “Che cosa sta facendo questo speaker per riuscire a tenere migliaia di persone con sé? E quale di questi principi posso trasferire nella comunicazione in azienda?”
Costruiamo insieme il prossimo Corso di Formazione su Misura in Public Speaking e Comunicazione Efficace per la tua azienda? Chiedici come da qui.
Un abbraccio,
Chiara
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