AI e Public Speaking: ieri, martedì 12 maggio 2026, durante il workshop organizzato da EFI presso NTT DATA insieme al mio business partner Giovanni Giamminola, esperto di AI, abbiamo affrontato un tema che oggi attraversa tutte le aziende, indipendentemente dal settore: il rapporto tra Intelligenza Artificiale, leadership e comunicazione.
Negli ultimi mesi il dibattito sull’AI si è concentrato soprattutto sugli strumenti. Automazione, velocità, produttività, ottimizzazione dei processi. Tutto corretto. Tutto utile. Eppure, nel mezzo di questa accelerazione tecnologica, sento che si stia rischiando di perdere di vista una domanda fondamentale: che cosa succede all’essere umano mentre il modo di lavorare cambia così profondamente?

Nel workshop abbiamo parlato molto di questo.
Giovanni ha portato una riflessione estremamente concreta sul tema dell’AI Adoption e su come oggi l’Intelligenza Artificiale possa potenziare enormemente il pensiero che sta sotto la presa di decisioni strategiche nelle aziende. Non si tratta semplicemente di “usare ChatGPT”. Il punto è molto più profondo. L’AI oggi può aiutare manager e leader a leggere scenari, individuare variabili invisibili, mettere in discussione assunzioni implicite, costruire ragionamenti più solidi e prendere decisioni con maggiore consapevolezza.
Durante il workshop abbiamo mostrato esempi concreti di come questi strumenti possano supportare la costruzione di strategie, la preparazione di interventi ad alto impatto, la capacità di sintetizzare complessità e persino il modo in cui vengono affrontati problemi critici nelle organizzazioni.
Certo, la tecnologia può potenziare il pensiero, velocizzare la preparazione di report, aiutare a vedere meglio e a non dare nulla per scontato…
Ma esiste una dimensione che continua a restare profondamente umana: la presenza. E proprio questo è stato il focus del mio intervento interattivo.
Il modo in cui una persona entra in una stanza, guarda il pubblico, usa il silenzio, guida il pubblico attraverso domande potenti e generative, sostiene con curiosità una domanda scomoda, riesce a trasmettere calma e a creare fiducia (anche nei momenti più delicati)…
Ed è lì che, secondo me, si gioca e si giocherà sempre di più la differenza.
Nel mio lavoro entro continuamente in aziende dove incontro persone estremamente preparate. Professionisti brillanti, manager competenti, leader che conoscono perfettamente il proprio business. Eppure molte volte, quando iniziano a comunicare, qualcosa si spegne. Non manca la competenza. Manca la connessione. Manca la capacità di trasformare un contenuto in un’esperienza capace di arrivare davvero alle persone.
Ed è qui che nasce il concetto di “speaker potenziato” che abbiamo portato nel workshop.
Non uno speaker artificiale, perfetto, costruito. Uno speaker profondamente umano che si ha il coraggio di esporsi anche nelle sue vulnerabilità, che non vede il public speaking come una “performance”, ma come un atto di condivisione.
Una persona che si allena in ogni occasione a integrare metodo e autenticità. Struttura e spontaneità. Pensiero e presenza. Nella sentita convinzione che la comunicazione non è una “soft skill”, ma una “skill strutturale” che, se non ben padroneggiata, ha dei costi elevatissimi per l’azienda.
Negli anni ho visto tantissime persone cercare di comunicare “a braccio” pensando che la spontaneità bastasse. In realtà, molto spesso, quando una persona parla senza una struttura chiara, finisce semplicemente per parlare. Dice cose corrette, ma non guida il pubblico. Si perde nei dettagli. Va fuori ordine. Riempie il tempo. Confonde informazione e comunicazione.
La comunicazione efficace non nasce dal dire tanto, ma dal creare comprensione. In primis mettendosi nei panni del pubblico.
Ed è qui che entra il Metodo Parlare Chiaro®, che rappresenta il cuore del mio lavoro.
Durante il workshop abbiamo mostrato come una comunicazione davvero efficace nasca sempre da tre elementi: strategia, preparazione e allenamento. La strategia riguarda la capacità di mettere a fuoco l’obiettivo reale del proprio intervento. Troppe persone iniziano una presentazione pensando esclusivamente a cosa devono dire. Uno speaker efficace parte da un’altra domanda: cosa deve succedere nelle persone che mi ascoltano?
Questo cambia tutto: il modo in cui costruisci il discorso, quello in cui scegli le parole, quello in cui usi le slide e quello in cui ti rapporti al tuo pubblico.
Nel workshop abbiamo lavorato molto anche sulla preparazione del messaggio. Oggi viviamo immersi nei dati, nei KPI, nei report, nelle informazioni continue. Il problema non è avere contenuti, bensì renderli comprensibili.
Ed è qui che entra in gioco il data storytelling. I dati da soli non parlano. Serve qualcuno che sappia guidarne la lettura, dare un senso alle informazioni, aiutare le persone a cogliere ciò che conta davvero. Uno speaker efficace riesce a semplificare senza banalizzare. Riesce a trasformare complessità in chiarezza, facendo emergere una direzione.
Tuttavia, la parte più importante è e sempre resterà l’essere umano che porta quel messaggio.
Durante il workshop ho insistito molto su questo punto.
Uno speaker manager efficace non si limita a “dire bene” qualcosa. Lo incarna. Lo vive. E soprattutto lo fa vivere agli altri.
Le persone non si ricordano soltanto le parole. Si ricordano la sensazione che hanno provato mentre qualcuno parlava. Si ricordano se si sono sentite coinvolte oppure escluse. Se si sono sentite viste oppure ignorate. Se hanno percepito autenticità oppure distanza.
Ed è per questo che nei miei percorsi lavoro tantissimo sulla presenza. Non sulla presenza teatrale o artificiale, ma su quella vera.
Quella che nasce quando una persona smette di essere focalizzata su sé stessa e inizia davvero a entrare in relazione con chi ha davanti.
Molte persone, quando parlano in pubblico, sono completamente concentrate sul proprio ego. Pensano continuamente:
“Sto andando bene?”
“Sto piacendo?”
“Sto sbagliando?”
“Sto dicendo tutto?”
In quello stato mentale il focus non è più sul pubblico. È su di sé. E quando l’ego entra in riunione prima della persona, nessuno parla davvero. La leadership comunicativa nasce invece dalla capacità di uscire da se stessi per creare spazio agli altri. Nasce dalla capacità di ascoltare davvero. Nasce dalla capacità di fare domande che aprono pensiero.
Nel workshop abbiamo lavorato molto proprio sul potere delle domande.
Le domande giuste cambiano la qualità delle conversazioni, il modo in cui un team guarda un problema, il livello di profondità di una riunione e il modo in cui le persone partecipano. Una domanda potente può generare più trasformazione di dieci slide perfette. Ed è questo il punto che oggi sento più importante.
L’AI continuerà a evolvere. Diventerà sempre più intelligente, veloce e sofisticata. Automatizzerà processi, creerà contenuti, supporterà decisioni. Ma il valore umano della comunicazione non diminuirà. Anzi, aumenterà.
La capacità di creare connessione, guidare persone, leggere il contesto, gestire emozioni, generare fiducia e comunicare con autenticità diventerà sempre più centrale.
L’essenziale è invisibile agli occhi. Abbiamo scelto di inserire questa frase nelle slide del workshop perché rappresenta perfettamente ciò che sento oggi nel mio lavoro. Le aziende rischiano di concentrarsi moltissimo sugli strumenti e sempre meno sulla qualità delle relazioni. Eppure sono proprio le relazioni a generare fiducia, collaborazione, leadership e cambiamento.
Oggi non alleno semplicemente speaker. Alleno persone che vogliono imparare a comunicare in modo più autentico, più chiaro e più umano. Proprio per focalizzarmi sempre più sullo sviluppo del lato umano, empatico e autentico delle persone, con Giovanni Giamminola, ho creato kIAra® – la tua coach virtuale per parlare chiaro. kIAra® ti supporta nel pensiero strategico che sta alla base di un discorso efficace, guidandoti attraverso domande mirate. Così non hai più la scusa del “non ho tempo per allenarmi”.
Persone che vogliono usare l’AI senza diventarne dipendenti, che vogliono guidare senza recitare, trasformando un discorso in un’esperienza capace di lasciare qualcosa dentro chi ascolta. Il vero speaker del futuro non sarà sostituito dall’Intelligenza Artificiale. Sarà la persona che saprà restare profondamente umana mentre la utilizza.
Costruiamo insieme il prossimo Corso di Formazione su Misura in Public Speaking e Comunicazione Efficace per la tua azienda? Chiedici come.
Un abbraccio,
Chiara
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