Qualche tempo fa, durante un corso di public speaking, una partecipante mi ha fatto una domanda che sento spesso: «Secondo te il carisma si può imparare?»
La domanda era nata osservando una collega durante un’esercitazione. Non era la più estroversa del gruppo. Non aveva parlato più degli altri. Non aveva nemmeno utilizzato tecniche particolari. Eppure, quando aveva preso la parola, l’attenzione della sala si era concentrata su di lei in modo quasi naturale.
Negli anni ho lavorato con manager, imprenditori, medici, professionisti e team aziendali molto diversi tra loro. Ho visto professionisti brillantissimi faticare a coinvolgere una platea. Allo stesso modo, ho visto persone con uno stile semplice creare connessione quasi immediata.
Per questo motivo ho smesso da tempo di associare il carisma all’estroversione o alla sicurezza ostentata. Molto più spesso il carisma coincide con una forma particolare di presenza.
Prima di parlare stiamo già comunicando
La verità è che una parte importante del messaggio viene trasmessa prima ancora che inizi il discorso.
Lo vedo continuamente durante le esercitazioni. Quando invito un partecipante a raggiungere il centro della sala, il gruppo inizia a costruirsi una percezione nel giro di pochi secondi. Non conosce ancora il contenuto dell’intervento e non ha elementi per valutarne la competenza. Eppure qualcosa sta già accadendo.
C’è chi entra nello spazio con naturalezza e sembra a proprio agio. C’è chi appare trattenuto. C’è chi trasmette fretta. C’è chi sembra concentrato esclusivamente su ciò che dovrà dire.
Nessuna di queste persone ha ancora iniziato a parlare.
Lo stesso fenomeno si verifica nelle aziende. Quando un manager entra in una riunione, presenta un progetto al board o incontra un cliente, le persone iniziano immediatamente a raccogliere informazioni. Osservano il modo in cui occupa lo spazio, il livello di attenzione che dedica agli interlocutori e la qualità della sua presenza.
Non è un giudizio consapevole, ma un processo naturale che accompagna ogni interazione umana. Per questo motivo, la presenza è una componente fondamentale della comunicazione, non accessorio.
Il problema non è la timidezza
Molti professionisti pensano che il principale ostacolo alla propria efficacia comunicativa sia la timidezza. Nella maggior parte dei casi non è così. Più spesso incontro persone molto concentrate su se stesse.
Prima di una presentazione iniziano a interrogarsi su come appariranno, su quali domande potrebbero ricevere, sugli errori che rischiano di commettere o sul giudizio degli altri. È una reazione comprensibile. Il problema è che questo dialogo interno occupa una quantità enorme di attenzione.
Durante alcuni percorsi individuali mi capita di lavorare con manager estremamente preparati. Hanno dati solidi, conoscono il business e possiedono una visione chiara dei temi che stanno affrontando. Quando li osservo durante le simulazioni, noto spesso la stessa dinamica: gran parte della loro energia è assorbita dal tentativo di gestire la performance.
A un certo punto li invito a cambiare prospettiva. Invece di chiedersi come appariranno agli occhi degli altri, propongo loro una domanda diversa: “Quale contributo voglio lasciare alle persone che ho davanti?”. Quando il focus si sposta dalla performance al valore, la comunicazione cambia. Diventa più fluida, più autentica e, paradossalmente, anche più efficace.
La credibilità non si costruisce copiando qualcuno
Un altro aspetto che emerge frequentemente riguarda il tentativo di imitare modelli considerati efficaci. Molti professionisti osservano leader o speaker che ammirano e cercano di riprodurne il linguaggio, il tono di voce o lo stile espressivo. È un approccio comprensibile, ma raramente produce i risultati desiderati. Le persone percepiscono molto rapidamente quando esiste una distanza tra il modo in cui qualcuno comunica e il modo in cui è realmente.
Ricordo una manager che seguivo in un percorso di coaching. Durante le presentazioni utilizzava un linguaggio estremamente formale. Ogni frase sembrava costruita con attenzione eccessiva. Quando parlava in modo spontaneo durante le pause, però, emergeva una persona diversa: chiara, concreta e capace di creare connessione. Abbiamo lavorato proprio su questo aspetto, per renderla più riconoscibile. Con il tempo ha iniziato a utilizzare un linguaggio più vicino al proprio modo naturale di esprimersi e a portare esempi tratti dalla sua esperienza.
Il cambiamento più evidente non ha riguardato il contenuto, bensì la relazione con il pubblico.
Come si allena la presenza
Molte persone immaginano il carisma come qualcosa di misterioso. Nella pratica, si costruisce attraverso comportamenti molto concreti.
Uno dei più utili consiste nell’arrivare mentalmente nella stanza prima di iniziare a parlare. Sembra banale, ma molte persone entrano in una riunione mentre stanno ancora pensando alla telefonata precedente o alle attività successive. La qualità della presenza ne risente immediatamente.
Anche l’ascolto ha un ruolo importante. Nei miei corsi nelle aziende Corporate, propongo spesso esercizi che obbligano i partecipanti ad ascoltare senza preparare una risposta. Per molti è più difficile del previsto. Ci accorgiamo di quanto frequentemente interrompiamo, anticipiamo o interpretiamo ciò che l’altro sta dicendo.
Un altro elemento riguarda il ritmo.
Le persone che trasmettono maggiore solidità non hanno necessariamente una voce migliore o una personalità più forte. Molto spesso gestiscono con più tranquillità il silenzio, le pause e i tempi della conversazione. Non sentono il bisogno di riempire ogni spazio.
Dove si nasconde davvero il carisma
Oggi abbiamo accesso agli stessi strumenti, alle stesse informazioni e a tecnologie sempre più sofisticate. Per questo motivo la differenza si gioca sempre meno sul possesso delle informazioni e sempre più sulla qualità delle relazioni che riusciamo a costruire. A distanza di tempo, raramente ricordiamo tutte le parole pronunciate durante una riunione o una presentazione. Ricordiamo invece chi ci ha aiutato a comprendere meglio un problema, chi ci ha fatto riflettere e chi ci ha fatto sentire ascoltati.
Forse è proprio qui che si nasconde ciò che chiamiamo carisma: nella capacità di essere presenti quando serve davvero.
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Un abbraccio,
Chiara
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