Quando rappresenti un’azienda davanti a un pubblico – che sia in un panel, un’intervista o un evento istituzionale – c’è un rischio tanto frequente quanto subdolo: diventare intercambiabili. Usare frasi preconfezionate, dire tutto e niente, mimetizzarsi dietro l’immagine del “perfetto professionista”. Apparire impeccabili, sì… ma anche dimenticabili.
Ed è un peccato. Perché oggi il vero valore nella comunicazione non risiede solo nel “parlare bene”, ma nel comunicare con autenticità, credibilità e presenza.
È proprio da qui che siamo partiti nel progettare un percorso di formazione per sette manager di Aruba S.p.A., che svolgono un ruolo chiave: parlare a nome dell’azienda in contesti pubblici e istituzionali, come tavole rotonde, conferenze e panel. L’obiettivo? Ambizioso, ma molto concreto: rafforzare la loro efficacia comunicativa mantenendo una forte coerenza con il posizionamento del brand, senza perdere la voce personale. In altre parole: portare autenticità senza cadere nell’autoreferenzialità.

Il pericolo del “discorso standard”
Spesso, nei contesti ufficiali, si tende a “indossare una maschera aziendale”: si risponde con formule neutre, si evitano le emozioni, si punta tutto sulla precisione. Ma a furia di limare, si perde l’anima.
Una delle prime sfide affrontate con i manager di Aruba è stata proprio questa: superare la convinzione che “ormai si è già detto tutto” o che ci sia un solo modo “corretto” per rappresentare l’azienda. In realtà, quando ho chiesto loro di ripartire da una passione personale, un valore sentito o un ricordo significativo, i discorsi hanno cambiato tono. Sono diventati più caldi, umani e riconoscibili. La persona dietro al ruolo è emersa. E con lei, un impatto completamente diverso sul pubblico.
Ed è da quei momenti che nascono le vere connessioni. Quando smettiamo di proteggere solo l’immagine professionale e iniziamo a comunicare con consapevolezza, empatia e presenza, allora lasciamo il segno.
Un modello per rispondere con impatto: Problema – Soluzione – Beneficio
Un elemento chiave del percorso è stato l’uso consapevole della struttura narrativa nelle risposte, in particolare nei panel. Una risposta efficace non è mai una reazione impulsiva o un elenco di dati: è un piccolo racconto, costruito con lucidità e presenza.

Un modello semplice ma potentissimo tra quelli che abbiamo esercitato in aula è il “PSB”: Problema – Soluzione – Beneficio.
Ecco come funziona:
Problema: si parte da una sfida reale che l’azienda o il settore sta affrontando. Questo crea empatia e contestualizzazione.
Soluzione: si racconta l’approccio concreto che si sta mettendo in campo. Qui si fa emergere il valore dell’azienda.
Beneficio: si conclude con l’impatto positivo, non solo per l’azienda, ma per clienti, persone, comunità.
👉 Esempio concreto in un panel su sostenibilità nel digitale:
“Uno dei problemi più urgenti per le aziende tech oggi è l’impatto ambientale dei data center. In Aruba, ci siamo dati l’obiettivo di ridurre al minimo l’impronta ecologica dei nostri servizi. Lo abbiamo fatto costruendo data center alimentati al 100% da energia rinnovabile e dotati di sistemi di raffreddamento naturali. Questo non solo rende i nostri servizi più sostenibili, ma offre anche ai nostri clienti l’opportunità di scegliere soluzioni digitali a basso impatto.”
In 40 secondi: problema riconosciuto, azione concreta, valore generato. Semplice, incisivo, efficace.
Costruire risposte, non subirle
Un’altra leva fondamentale del lavoro svolto è stata la preparazione attiva alla gestione delle domande. Spesso, nei panel o nelle interviste, si tende a subire la domanda, rispondendo d’istinto o con frasi neutre. Invece, ogni domanda può diventare la base per raccontare qualcosa di utile, umano e distintivo.
Ho pertanto allenato i partecipanti a:
Ascoltare davvero la domanda, cogliendone l’intento profondo.
Prendersi uno spazio mentale per costruire la risposta, senza fretta.
Mantenere il contatto visivo, usare il corpo e la voce per trasmettere sicurezza e apertura.
Il potere del lavoro di squadra
Un aspetto spesso trascurato è la dimensione collettiva della comunicazione. In eventi dove sono presenti più relatori della stessa azienda, la coordinazione è cruciale: passarsi la parola con fluidità, fare riferimento alle parole del collega, valorizzare competenze diverse. Questo non solo rafforza il messaggio collettivo, ma dà un’idea concreta di coesione e ascolto reciproco.
Durante il training abbiamo lavorato su:
Esercizi di “passaggio di parola” tra colleghi.
Allineamento dei messaggi chiave tra funzioni diverse.
Simulazioni realistiche con domande incrociate da parte del pubblico o del moderatore.
I principi chiave emersi dal percorso
Molti dei principi emersi sono validi per chiunque abbia un ruolo di visibilità, anche fuori da contesti aziendali:
Parti da una verità personale. Un valore, un’esperienza vissuta, un ricordo vero. Le storie autentiche toccano corde profonde.
Non cercare la perfezione. È quando ti concedi di essere umano, imperfetto e vero, che diventi più autorevole.
Costruisci le risposte. Non farti incalzare: ascolta, struttura, rispondi con lucidità e visione.
Coltiva la forza del gruppo. Coordinarsi con gli altri relatori potenzia l’impatto. Non sei solo: sei parte di una voce più ampia.
Fai emergere la tua voce. Ogni professionista ha uno stile, un tono, una visione. Non omologarti: distinguiti.
Una trasformazione visibile
Durante il percorso formativo con i manager di Aruba, abbiamo realizzato diverse prove pratiche seguite da sessioni di feedback. I miglioramenti sono stati visibili e tangibili: più chiarezza nei messaggi, maggiore incisività nelle risposte, uno sguardo più sicuro, più aperto. Il brand era presente, ma filtrato attraverso lo sguardo autentico delle persone che lo rappresentano. E questo cambia tutto.






Conclusione: non recitare, ma incarnare
La comunicazione pubblica non è un copione da recitare. È un atto di presenza, responsabilità e consapevolezza. Quando la voce dell’azienda si fonde con l’unicità delle persone che la rappresentano, il messaggio diventa memorabile. Ed è questo che serve oggi, in un mondo affollato di parole e povero di verità.
Serve formare portavoce consapevoli, capaci di parlare chiaro, con coraggio e umanità. E di lasciare il segno, davvero.
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Un abbraccio,
Chiara
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