L’ansia nel Public Speaking gioca brutti scherzi. Vediamo quali.

La paura di parlare in pubblico è molto diffusa. Alcune statistiche la definiscono come la seconda paura più diffusa dopo quella di morire.

L’arte di parlare in pubblico e in video ci rende vulnerabili, ma è soltanto accogliendo amorevolmente queste nostre vulnerabilità che ci possiamo evolvere. Pensiamo ad Edison, quando stava creando la lampadina elettrica e le persone gli chiedevano: “Ma non ti scoraggi perchè non riesci?” Lui rispondeva sempre: “Assolutamente no, perché ogni tentativo fallito è un passo in più verso la meta”. Pensiamo anche a Babe Ruth, campione mondiale di baseball. Lo sapevi che detiene anche il record mondiale di tiri male effettuati?

Accogli ogni tuo errore come step necessario e imprescindibile per il tuo progresso.

Acquisisci un metodo, allenati senza ansia del risultato, goditi il processo di apprendimento e, credimi, verrà un giorno in cui ti scoprirai davvero bravo/a nel Public Speaking!

 

L’ansia nel Public Speaking gioca brutti scherzi. Vediamo adesso quali.

Il tremore della voce è sintomo di ansia.

Perché provi tutta questa ansia? Hai paura di essere giudicato, di non essere perfetto, che non ti vengano le parole, di avere dei vuoti di memoria, di dover rispondere a domande inaspettate? Oppure, ti incute timore la presenza di un elefante nella stanza (ad esempio un tuo superiore)?

Fai un bel respiro.

Il 99% delle nostre paure riguardano qualcosa che alla fine non è reale, ma è solo frutto delle fantasie della nostra mente.

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Piuttosto, per tranquillizzarti, trova il modo di connettere il tema del tuo speech o della tua presentazione a una tua passione. Se ci pensi bene, quando parli di una tua passione o quando pensi a una tua passione, ti brillano gli occhi, ti senti a tuo agio. E’ quella cosa che ami fare. Che ne pensi di creare una connessione tra questa passione e il tema del tuo speech? Ho utilizzato questa strategia di recente durante delle consulenze di Public Speaking One to One con un CEO di una grande azienda. Lui aveva veramente paura di parlare in un grande evento al quale sarebbero stati presenti anche dei capi internazionali. Cosa abbiamo fatto? Lui era molto appassionato di football americano, dunque abbiamo trovato delle metafore tra il football americano e il tema della sua presentazione. Il risultato? Voce sicura e per nulla tremante. Le paure gli sono passate e ha fatto un’ottima figura. Anche davanti ai suoi superiori.

 

L’ansia ti porta a camminare da destra a sinistra come un leone in gabbia o a stare impalato sul palco come un soldatino di piombo

Camminare da destra a sinistra sul palco, stile leone in gabbia? NO.

Rimanere impalato come un soldatino di piombo? NEMMENO!

Sul palco muoviti sempre con uno scopo, usando le cosiddette ancore.

Ci sono tre tipi di ancore. Vediamole ora nel dettaglio.

Ancore spaziali. Se stai parlando dei tre settori in cui opera la tua azienda, ti sposterai alla tua destra quando parlerai del primo, ti sposterai al centro del palco quando parlerai del secondo e infine ti sposterai alla tua sinistra quando parlerai del terzo. In questo modo, aiuterai il pubblico a seguire il flusso logico del tuo discorso.

Ancore temporali. Stai parlando dell’evoluzione della tua azienda dalle origini ad oggi? Disegnerai una timeline sul palco. I movimenti alla tua destra (sinistra per il pubblico) sono verso il passato, i movimenti alla tua sinistra (destra per il pubblico) sono verso il futuro. Starai al centro del palco per parlare del presente.

Ancore nei dialoghi. I dialoghi ti aiutano a portare le tue storie in vita e ti danno un’ulteriore opportunità per modulare la voce. Se ci sono Paolo e Giorgio che stanno parlando tra di loro, puoi fare così. Ti rivolgi verso destra quando fai parlare Paolo e ti rivolgi verso sinistra per far parlare Giorgio. In questo modo, i due personaggi verranno facilmente distinti non sono dalla varietà vocale, ma anche dal punto di vista spaziale.

 

L’ansia ti porta alla necessità di controllare (ad esempio imparando a memoria quello che devi dire)

Non imparare a memoria. Interiorizza. Quando esprimi uno speech imparato a memoria, risulti freddo, distaccato. Quando esprimi uno speech che hai interiorizzato, sei perfettamente presente e connesso al tuo pubblico.

Se stai parlando dal vivo e ti devi ricordare diversi punti, non c’è nulla di male a segnarti delle parole sulle slide o su un cartoncino che tieni in una cartelletta elegante. Non su un foglio penzolante, mi raccomando!

Ricordati che esistono sempre tre tipi di discorsi. Quello che avevi preparato, quello che hai esposto e quello che avresti voluto esporre. Parola di Dale Carnergie. Nel Public Speaking i rimpianti sono ingiustificati. Fattene una ragione e goditi appieno il processo di apprendimento.

 

In questo articolo vado a sfatare altri falsi miti molto diffusi nel Public Speaking.

L’ansia ti porta a trattenere le emozioni (e a risultare noioso)

Concorderai con me che non c’è nulla di più noioso di uno speaker che parla con tono piatto e monocorde. Soporifero.

Per modulare la tua voce, mentre parli fatti sempre queste due domande:

“Cosa voglio meta-comunicare con quello che sto dicendo?”

Per esempio, se dici: “Le vendite nell’ultimo trimestre sono aumentate del 10%” e ti esprimi con un tono neutro che non trasmette il tuo punto di vista a chi ti ascolta, quest’ultimo si sentirà escluso dalla convesazione. Sei tu che devi “colorare” la voce e far capire col tono se le percentuali di cui parli sono entusiasmanti o scarse.

“Il mio tono di voce è adeguato al contenuto che sto trasmettendo?”

Se stai comunicando un grande successo aziendale, capirai che non lo puoi fare con un tono piatto, la tua voce deve essere coerente con il tuo contenuto, dunque gioiosa ed entusiasta.

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L’ansia ti porta all’insicurezza e all’uso frequente degli intercalari

Immagino che anche a te diano fastidio quei fastidiosi “ehm…”, “uhm…”, “ahm…” o i prolungamenti a fine parola o ancora i fantomatici (orribili!) “quant’altro”, “diciamo”, “e niente…”

Ecco, gli intercalari ti fanno sembrare insicuro. Ti avviso, per toglierli ci vuole disciplina, la stessa che ci vuole per andare in palestra, fare una dieta o raggiungere risultati importanti nella vita.

Ma come fare concretamente?

In primis prendi consapevolezza di quali sono i tuoi intercalari preferiti. Registra un tuo speech o una tua call e riascoltati con attenzione. Fai un elenco degli intercalari che noti e metti una X accanto a un intercalare ogni volta che lo ripeti. In questo modo, potrai fare una statistica dei tuoi intercalari preferiti e allenarti a toglierli. Come? Sostituendoli con delle pause.

Sì, molto meglio delle pause, anche fuori luogo, di un fastidioso intercalare. Col tempo ti disabituerai all’uso degli intercalari e il tuo eloquio diventerà più fluido.

L’ansia ti porta a evitare il contatto visivo col pubblico

Hai fatto mai caso a dove guardi mentre parli in pubblico? Se parlare in pubblico o comunicare in generale ti creano ansia e disagio, sarà naturale il fatto che tenderai a evitare di guardare negli occhi chi hai davanti.

Peccato che il contatto visivo sia un elemento fondamentale nel Public Speaking. A te piace parlare con una persona che non ti guarda mai negli occhi?

Il contatto visivo deve essere panoramico: deve andare a rivolgersi a rotazione a tutte le aree della platea. Mi raccomando: evita di guardare solo quella persona che ti trasmette serenità, oppure solo una specifica parte del pubblico (ad esempio solo le prime file) e niente sguardo rivolto al pavimento o al soffitto, ok?

 

Molte delle tecniche di Public Speaking che utilizzo nei miei Corsi di Formazione nelle Aziende Corporate, le trovi nel mio nuovissimo libro “Parlare Chiaro in Azienda. Manuale Pratico di Puvlic Speaking per CEO, Direttori Formazione e HR Manager”. Ne parlo in questo articolo.

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A prestissimo!

Chiara

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