Aggiornato al: 15 Giugno, 2024

L’importanza della comunicazione tra medico e paziente affetto da obesità nell’era del body shaming

Nell’era del body shaming diventa sempre più importante saper comunicare in modo empatico, accogliente e inclusivo le persone affette da obesità.

Di questo ho parlato lo scorso venerdì 27 gennaio 2023 a Pisa, nella splendida cornice della Domus Comeliana a due passi dalla Piazza dei Miracoli, in occasione di un convegno organizzato da SIO, la Scuola Italiana Obesità.

Del mio intervento ha parlato anche la stampa 🙂 Accedi qui per scoprire di più.

Convegno SIO (Scuola Italiana Obesità), 27 gennaio 2023, Pisa
Convegno SIO (Scuola Italiana Obesità), 27 gennaio 2023, Pisa

Secondo il “Rudd Center for Food Policy & Obesity – Yale”, il linguaggio usato dai medici con i pazienti affetti da obesità può rafforzare lo stigma, ridurre la motivazione a perdere peso, indurre a evitare futuri controlli medici.

È evidente pertanto quanto le parole siano importanti per riuscire a curare l’obesità.

Facciamo un esempio.

Cosa ti comunicano frasi come quelle che ti elenco qui di seguito?

  • Penso che tu debba perdere peso.
  • Il tuo peso sta danneggiando le ginocchia.
  • Ti rendi conto che il tuo peso ti ha fatto ammalare?
  • Non puoi essere operato finchè non dimagrisci.
  • In fin dei conti devi solo mangiare di meno e muoverti di più.

Intuisci anche tu il senso di colpa, di impotenza e di esclusione che può avvertire un paziente affetto da obesità ascoltando le frasi che ti ho elencato qui sopra?

Questo perché l’informazione, anche se corretta, è stata comunicata in modo non empatico dal medico.

La comunicazione medico paziente: lo stile prescrittivo e le sue conseguenze sul paziente

La verità è che lo stile didattico (quello col quale il medico spiega il proprio punto di vista e prescrive al paziente un comportamento da seguire) non funziona più. Lo dimostrano diversi studi. O meglio, al massimo funziona solo a breve termine. Dopo poco, il paziente affetto da obesità infatti riprende peso e vanifica tutti i suoi sforzi precedenti. Cadendo spesso in depressione, provando vergogna e sentendosi un fallito.

Il fatto è che non bastano un consiglio, una spiegazione tecnica o una prescrizione da parte del medico per creare nella mente del paziente la voglia di cambiare il proprio stile di vita.

Lo stile collaborativo basato sulla Motivational Interview

Lo stile comunicativo ideale è quello collaborativo: il medico ascolta il paziente affetto da obesità con empatia, lo fa sentire accolto e rispetta i suoi tempi.

Come lo fa?

Attraverso l’uso di domande aperte, parafrasi, ristrutturazioni cognitive e distinguendo sempre il livello comportamentale dal livello di identità (ad esempio: non dicendo mai al paziente “sei obeso”, bensì “sei affetto da obesità”).

Grazie a questo stile comunicativo, basato sulla Motivational Interview, il medico cerca di innescare il cambiamento nel paziente, al fine di raggiungere un risultato duraturo.

La Motivational Interview evidenzia la discrepanza tra gli obiettivi del paziente affetto da obesità e i suoi attuali comportamenti, utilizzando, ad esempio il potere delle domande aperte.

  • In che modo le tue abitudini attuali pensi che influenzino la tua vita?
  • Quali strategie hanno funzionato in passato per te?
  • Cosa ti piacerebbe fare in futuro se riuscissi a metterti in forma?
  • Cosa dovrebbe accadere affinchè tu ti senta pronto al 100% a cambiare il tuo stile di vita?
  • Cosa potrebbe impedirti di fare il primo passo?

Il presupposto alla base di queste domande è che il paziente può trovarsi in diversi stadi di consapevolezza rispetto al cambiamento. Se non è pronto a cambiare, forzarlo può essere assai controproducente.

Se invece il paziente affetto da obesità è pronto a cambiare, allora il compito del medico consiste nel guidarlo un passo per volta, partendo dal cambiare piccole abitudini per volta.

E’ stato davvero emozionante avere davanti a me una platea di medici desiderosi di apprendere le tecniche di comunicazione efficace. “Ma se non abbiamo tempo di fare troppe domande ai nostri pazienti?” mi hanno chiesto alcuni di loro.

La mia risposta è stata la seguente: “Posto che per comunicare in modo efficace o in modo non efficace ci vuole lo stesso tempo, iniziate a usare meglio il poco tempo che avete. Programmate più appuntamenti con il singolo paziente, ascoltatelo con empatia e dategli il compito di rispondere per iscritto (tenendo un diario) alle domande che non riuscite a fargli durante l’appuntamento o a quelle domande a cui non riesce a rispondervi sui due piedi. In questo modo aiuterete il paziente a processare meglio i propri pensieri e ottimizzerete i tempi delle visite”.

Il principio alla base della comunicazione efficace è sempre lo stesso. Quando comunichiamo, in qualsiasi occasione, davanti a un singolo individuo o davanti a una platea, abbiamo una grande responsabilità. Le nostre parole, come diceva Rosenberg, possono essere muri oppure finestre. Figuriamoci quando si comunica con una persona affetta da obesità che già di per sè si sente spesso inadeguata.

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