Ci sono corsi che ricordi per gli esercizi svolti, per le domande ricevute o per l’energia che si crea in aula. Altri, invece, lasciano qualcosa di ancora più profondo: una riflessione che continua ad accompagnarti anche quando il corso è finito.
Le due giornate di formazione che ho avuto il piacere di vivere in Calabria sono state proprio così.

Il 29 giugno ho lavorato a Catanzaro con professionisti e manager durante un corso dedicato al Public Speaking, dal titolo “Parlare in pubblico senza paura e con carisma”. La giornata si è svolta all’interno del Museo del Parco della Biodiversità Mediterranea, uno spazio immerso nel verde che rappresenta uno dei luoghi simbolo della città e che rende ancora più piacevole fermarsi a riflettere, confrontarsi e imparare insieme.
Il giorno successivo, martedì 30 giugno, mi sono spostata a Reggio Calabria per una giornata di formazione rivolta a dirigenti e funzionari della Pubblica Amministrazione. Questa volta il contesto era quello della sede del Consiglio Regionale della Calabria, un luogo istituzionale nel quale abbiamo lavorato sul ruolo della comunicazione nella leadership, nella collaborazione tra uffici e nella qualità del servizio ai cittadini.
A prima vista potrebbero sembrare due percorsi molto diversi. In realtà, osservando ciò che accadeva in aula, mi sono resa conto che la sfida era la stessa: aiutare persone altamente competenti a trasformare conoscenze, esperienza e professionalità in una comunicazione capace di creare comprensione, fiducia e coinvolgimento.
È questo il vero obiettivo della comunicazione efficace. Non dimostrare quanto sappiamo, ma fare in modo che chi ci ascolta comprenda il nostro messaggio, lo ricordi e sia disposto ad agire di conseguenza.
Public Speaking: la vera sicurezza nasce dalla flessibilità
Durante il corso a Catanzaro abbiamo lavorato su uno degli aspetti più sottovalutati del Public Speaking: la flessibilità comunicativa.
Quando si pensa a parlare in pubblico si immagina spesso una presentazione perfettamente preparata, una scaletta da seguire e slide costruite nei minimi dettagli. Tutto questo è importante, ma rappresenta solo una parte della realtà. La comunicazione professionale è fatta soprattutto di imprevisti: una domanda inattesa, un’obiezione, un cambio di programma, la richiesta di presentarsi senza preavviso o di spiegare un concetto complesso in pochi minuti.

Per questo motivo durante la giornata abbiamo alternato momenti di preparazione strutturata a esercizi di improvvisazione. I partecipanti hanno allenato la capacità di presentare se stessi e il proprio ruolo in modo chiaro e naturale, di riorganizzare rapidamente le idee, di adattare il linguaggio all’interlocutore e di costruire un messaggio efficace anche quando non era possibile affidarsi a una scaletta preparata.
Molte persone scoprono proprio in questi esercizi che la sicurezza non deriva dall’avere tutto sotto controllo, ma dalla fiducia nelle proprie competenze. Quando smettiamo di preoccuparci di ripetere perfettamente un testo e iniziamo a concentrarci sul dialogo con chi abbiamo davanti, cambia completamente la qualità della nostra presenza.
È uno dei motivi per cui, durante i miei percorsi di Public Speaking, dedico sempre molto spazio alla pratica. Le competenze comunicative non si acquisiscono ascoltando una teoria: si sviluppano sperimentando, ricevendo feedback e imparando ad affrontare situazioni sempre più vicine a quelle che viviamo ogni giorno in azienda.
Leadership e comunicazione: ciò che accade ogni giorno conta più dei grandi discorsi
Il giorno successivo, martedì 30 giugno, il focus si è spostato su un tema diverso ma profondamente collegato al precedente: la comunicazione come competenza di leadership.
Insieme ai dirigenti e ai funzionari della Pubblica Amministrazione abbiamo riflettuto su un aspetto che troppo spesso viene dato per scontato. La leadership non si costruisce soltanto nei momenti decisivi o durante gli interventi pubblici. Si costruisce soprattutto nelle conversazioni quotidiane.

Una riunione ben condotta può accelerare un progetto. Una riunione confusa può rallentarlo per settimane. Un feedback dato nel modo giusto può aiutare una persona a crescere. Lo stesso feedback, espresso con parole diverse, può generare chiusura, difensività e perdita di motivazione.
Per questo abbiamo lavorato su strumenti molto concreti: come definire obiettivi chiari all’inizio di una riunione, come favorire la collaborazione tra uffici, come gestire il confronto in modo costruttivo e come trasformare il feedback in un’opportunità di sviluppo anziché in un momento di giudizio.

Uno degli spunti che ha generato il confronto più interessante riguarda proprio il modo in cui molti manager comunicano quando devono correggere un errore.
Dire a una persona “Hai sbagliato” produce un effetto molto diverso rispetto a dire “Analizziamo insieme cosa non ha funzionato e come possiamo evitare che accada di nuovo”. L’obiettivo è identico. L’effetto no.
Nel primo caso è facile che l’interlocutore si metta sulla difensiva. Nel secondo è molto più probabile che inizi a riflettere, ad assumersi la responsabilità e a cercare una soluzione. È qui che la comunicazione diventa uno strumento di leadership.
Parlare è diverso dal comunicare
C’è un principio che ha accompagnato entrambe le giornate e che rappresenta uno dei pilastri del mio Metodo Parlare Chiaro®.
Parlare significa trasmettere informazioni. Comunicare significa creare comprensione. Può sembrare una differenza minima, ma nella pratica cambia completamente il risultato.
Molti professionisti preparano una presentazione concentrandosi esclusivamente su ciò che vogliono dire. Pochi si chiedono che cosa il pubblico abbia realmente bisogno di comprendere. Eppure è proprio questa domanda a cambiare il modo di costruire un intervento.
Quando spostiamo l’attenzione dal contenuto all’interlocutore, il linguaggio diventa più chiaro, gli esempi più efficaci e la comunicazione molto più coinvolgente. L’autorevolezza non nasce dalla complessità. Nasce dalla capacità di rendere semplice ciò che è complesso senza perdere precisione, rigore e credibilità. È una competenza che vale per un manager, per un medico durante un congresso, per un dirigente della Pubblica Amministrazione e, più in generale, per chiunque desideri guidare persone attraverso la propria comunicazione.
La lezione più importante è arrivata ancora prima di entrare in aula
Ripensando a queste due giornate, però, mi sono resa conto che la riflessione più importante non riguarda né il Public Speaking né la leadership. Riguarda la fiducia.
Entrambi gli eventi sono nati grazie alla relazione costruita nel tempo con Angelo Maria Savazzi, esperto di consulenza strategica per ottimizzare la gestione del personale nelle amministrazioni pubbliche.

Qualche mese prima avevo avuto il piacere di formare il suo team. Da quell’esperienza è nata una collaborazione che, nel tempo, ci ha portati a progettare questi due nuovi percorsi.
Ogni volta che accade mi ricordo una cosa. Le competenze sono indispensabili. Sono ciò che ti permette di ottenere fiducia la prima volta. Ma sono le relazioni a determinare tutto quello che succede dopo. Le persone non valutano soltanto la qualità dei contenuti che hai portato in aula. Valutano anche la qualità dell’esperienza che hanno vissuto insieme a te: la tua capacità di ascoltare, di comprendere il contesto, di adattare il percorso alle loro esigenze, di essere presente prima, durante e dopo il progetto. È in quei dettagli che nasce la fiducia. Ed è la fiducia che trasforma un incarico in una collaborazione, un progetto in un nuovo progetto, un cliente in un partner. Questa è, probabilmente, la lezione più preziosa che porto con me dopo queste due intense giornate trascorse in Calabria.
Costruiamo insieme il prossimo Corso di Formazione su Misura in Public Speaking e Comunicazione Efficace per la tua azienda? Chiedici come da qui.
Un abbraccio,
Chiara
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